La sindrome del naso vuoto
La patologia
La Sindrome del naso vuoto (in inglese Empty Nose Syndrome) è una grave debilitante patologia respiratoria conseguente a un eccessivo trattamento chirurgico delle fosse nasali.
Si manifesta in pazienti che hanno subito una resezione parziale o completa dei turbinati inferiori o medi — strutture fondamentali per umidificare, riscaldare e filtrare l’aria inspirata.
Di seguito una lista di sintomi riferiti dai pazienti con ENS:
- sensazione di soffocamento
- sensazione di ostruzione paradossale (come se nel naso ci fosse una parete ad impedire il passaggio dell'aria)
- assenza di percezione del flusso d'aria e conseguente assenza di collegamento tra il naso e il sistema nervoso
- formicolio, intorpidimento e mancata percezione delle narici
- secchezza eccessiva con formazione di croste nelle narici e sanguinamento
- bruciore alla gola e al rinofaringe, con sensazioni che vanno da un pizzicore fino a scosse dolorose che provocano forte bruciore
- reflusso laringo-faringeo
- suscettibilità a sinusiti, bronchiti e otiti
- fiato corto e respirazione accelerata e superficiale
- difficoltà a parlare per la continua fame d'aria
- respirazione orale continua per l'impossibilità ad inalare l'aria dal naso, con conseguente secchezza delle mucose orali
- dolori muscolari facciali e trigeminali nel viso (zigomi, viso, arcate dentali)
- cervicalgia e lombosciatalgia
- apnee notturne con desaturazione
- insonnia cronica, altamente debilitante e resistente ai farmaci
- ansia, depressione e pensieri negativi
- impossibilità o comunque forte difficoltà a mantenere lo concentrazione e a lavorare
- estrema sensibilità alle condizioni ambientali di umidità, temperatura e ventosità, che peggiorano i sintomi, con conseguente isolamento sociale.
La ricerca
Ad oggi non esistono cure risolutive per ENS.
La nostra associazione supporta la ricerca della Prof.ssa Graziella Pellegrini e del suo team al Centro Interdipartimentale Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia per una potenziale terapia cellulare per la ricostruzione dei tessuti danneggiati (turbinati e cartilagine).
Al momento il team sta raccogliendo dati fondamentali per la comprensione della patologia, attraverso un questionario compilabile qui.
Come contribuire
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Le ali di Camilla
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